Prima di ogni match Claressa Shields va nel suo angolo e si mette a pregare. «Se Dio vuole che vinca l’oro a Londra niente mi fermerà» ripete. Nel team USA di pugilato negli ultimi 40 anni non c’è mai stato un atleta così giovane: Claressa ha 17 anni e sarà anche la più ‘piccola’ di tutte le partecipanti nella debuttante boxe olimpica femminile, nonostante gareggi nella categoria dei medi (75 chilogrammi).
Una vita che è già un film Nata a Flint, nel Michigan, la città numero 1 degli USA per i crimini violenti (2.337 per 100.000 abitanti), un padre che faceva boxe per strada, quando non era in carcere, ma è stato lui, parlandole di Laila Ali, a farla entrare nel mondo della boxe, anche per cercare di allontanarla da quella vita fatta di povertà e criminalità. Aveva cinque anni Clarissa quando un vicino di casa, che la accudiva mentre la madre era al lavoro, l’ha molestata sessualmente.
Nella sua carriera (27 incontri) ha perso solo una volta, alle qualificazioni olimpiche, una sconfitta che poteva costarle i Giochi, ma che ha visto come un messaggio di Dio: una esperienza che ci voleva, per capire che nulla è scontato.