Ott 16 -
Dopo lo sgomento per le immagini di una Roma in fiamme. Dopo la rabbia seguita ai racconti degli amici a cui hanno distrutto la piazza in cui credevano (“abbiamo visto distintamente teste rasate col fascio littorio al braccio che gestivano gruppi armati”; “era pieno di gente dello stadio con sciarpe della Roma e della Lazio. Anche livornesi.” sigle ACAB passate dalle curve alla camionetta bruciata; “negli scontri c’erano persone di centri sociali romani”. E poi anarchici, cani sciolti, greci, no tav…). Dopo aver ascoltato sterili, banali, ignoranti commenti nelle tribune televisive. Dopo tutto questo, solo dopo, comincio a pensare.
La verità è che c’era di tutto alla manifestazione di ieri. La manifestazione di ieri è stata lo specchio di una società fondata sulla proprietà e sulle ineguali possibilità di accedervi, acuite più che mai in questa fase storica. In queste condizioni la devianza diventa sistematica per ricorrenza, soggetti e natura del reato, il quale è sempre (ri)appropriativo o dimostrativo. L’effetto “banlieu” è contenibile (e probabilmente ieri poteva essere contenuto), ma inevitabile. Ed è anche prevedibile quando si gonfia in un movimento che fatica a riconoscersi in qualche tipo di leadership.
Niente sfugge alle relazioni causa-effetto, nessuno può illudersi del contrario.