"Visto che il nostro giornale è fatalmente brutto, non sarebbe meglio rassegnarsi? Rassegnarsi vuol dire accettare non solo che sia brutto ma che sia, anche, un giornale: di modo che noi possiamo bensì scriverci come “uomini (o donne) politici”, ma occupandoci per il resto d’altro, e lasciandolo al suo volgare destino. Secondo me non cambierebbe nulla, e noi saremmo molto più felici. Io poi non ti dico. Questo giornale mi sevizia ogni giorno: come mestierante lo odio, e lo odio anche come libero pensatore. Il che sospetto celi una più generale insofferenza per la politica militante, o forse per la politica e basta, o per alcunché di militante compresa la pubblicistica; e sia spia di un incipiente decadentismo (ma forse torniamo a un’epoca in cui la scelta è tra decadentismo e fascismo, sicché il primo è meglio). Con affetto. Bacioni Luigi"
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Luigi Pintor, lettera a Rossana Rossanda del 1973
Le Leggi del giornale. Ovvero l’impossibilità del manifesto.